martedì 11 dicembre 2012

Twitter in una sera di dicembre in prossimità della fine del mondo


 
E’ buio il sottobosco, piccoli tralci le si avvinghiano alle gambe. La foresta decresce alle dimensioni del suo corpo

Non è più oggi ma il tempo che i cigni cantavano. Cadeva nel sogno scivolando sull’erba umida
 
Venne il dolce giorno dei morti: uscì di notte dal bosco per entrare nel quadro della malinconia

Nella gloria del sole sentiva evaporare il fiato di animali docili. La sera i cristalli tintinnavano al passo dei fantasmi.

Nel dormiveglia sogna di avere capelli lunghissimi, di scendere gradini sommersi dal mare, ascolta dei versi che le sembrano suoi

finchè non riemerge sentendosi precipitare.

 

Ci sono intervalli opachi in cui deve muoversi, dare spiegazioni. Annaspa come un automa per tornare al puro essere in penombra, o nella luce piena.
 
Ricorre ad amuleti, puntella il suo mondo con ninnoli fuori moda,  ciarpame inutile, bizzarro

Costella il sentiero di molliche, spera che segnino la strada o tengano lontano mostri e belve

Così il rimedio stesso è un passo verso il crollo, verso lo smarrimento (cambia idea o direzione, non sa decidere, si scoraggia)

Le tocca badare a cose che si inceppano o vanno troppo svelte. Cerca la misura in una musica o nelle sue parole.

Quando sta per rompersi si corazza di muschio o si benda in lungo abito verde di velluto.

 

Tutti l’avevano preceduta nella corsa a perdere il senno e s’erano dichiarati deboli, sconfitti.

Le rimase perciò solo un posto fra i saggi e i forti, inadatto, privo di protezioni, esposto alle intemperie, al caos

che la travolse.


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